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06/11/2017 - Fondazione Luigi Micheletti
E' uscito il volume "Rifare il mondo... del lavoro. Un'alternativa alla uberizzazione dell'economia", con una prefazione di Sergio Bologna
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Si segnala l'uscita del libro di Sandrino Graceffa, "Rifare il mondo... del lavoro. Un'alternativa alla uberizzazione dell'economia" (Derive&Approdi Editore, 2017), con una breve prefazione di Sergio Bologna, collaboratore e membro del Comitato Scientifico della Fondazione Luigi Micheletti.



Qui di seguito un breve estratto della prefazione di Sergio Bologna:


"Debbo agli amici dell'Università Libera di Bruxelles la fortuna di essere venuto a conoscenza che una società di mutuo soccorso esisteva e prosperava nel secondo Millennio in pieno postfordismo. Erano anni che in Italia e non solo coloro che in una maniera o nell'altra cercano di dare consistenza ad un movimento sindacale dei precari, dei lavoratori autonomi, degli intermittenti, speravano nella rinascita di forme di mutualismo, vista l'inconsistenza delle politiche europee e nazionali di flexsecurity. L'incapacità della classe dirigente europea a progettare sistemi di tutela per la nuova forza lavoro, che non fossero ricalcati su quelli tradizionali per il lavoro subordinato a tempo indeterminato, era evidente ogni giorno di più, mentre lasciava stupiti la sua fervida immaginazione nell'introdurre nuove regole e nuovi concetti di flessibilità del rapporto di lavoro. Anche là dove - a livello nazionale - questa esigenza di immaginare nuove tutele era avvertita, come in Italia con il contratto a tutele crescenti e lo Statuto del Lavoro Autonomo, la nuova regolamentazione arrivava in un momento in cui gli effetti di una crisi prolungata avevano ormai fatto scivolare larghissime fasce di popolazione giovanile e non solo in una condizione di bisogno tale da richiedere politiche d'intervento ben più ampie, più incisive e generose. Ma l'Europa sembra non accorgersene, persiste cocciutamente in una politica dell'occupazione fondata su tre pilastri: la libertà d'impresa, la formazione e gli intermediari. L'occupabilità delle persone è affidata interamente al lato dell'offerta di mano d'opera, a chi sa fare di se stesso un'entità economica imprenditoriale, sa procurarsi tanti attestati di studio e sa rivolgersi agli intermediari di cui pullula il mercato. Come se il lato della domanda non avesse nulla a che fare con il problema dell'occupazione.

Cosa ci si può aspettare da una classe dirigente del genere, da un sistema politico di questa fatta? Da un governo europeo le cui politiche neoliberali hanno sulla coesione sociale e sulla coesione europea un effetto più devastante di mille populismi? E' evidente dunque che bisogna di necessità arrangiarsi da soli, riscoprendo forme di mutualismo solidale simili a quelle che all'epoca della seconda rivoluzione industriale sono riuscite a strappare dalla miseria milioni di lavoratori, restituendo a loro una dignità di cittadini. Perché non basta creare un movimento associativo che dia rappresentanza a forme di lavoro costrette al massimo di flessibilità, non basta creare un movimento associativo di lavoratori autonomi in grado di farsi ascoltare dal ceto politico e di convincerlo a introdurre forme di tutela nell'ambito dei sistemi di welfare esistenti e magari a pensare qualche forma di tutela innovativa. Non basta perché l'area del bisogno, del bisogno primario, oggi si è estesa enormemente dopo nove anni di crisi di cui non si vede lo sbocco. Associazionismo e mutualismo debbono andare insieme, il percorso di dare identità ai nuovi lavori deve per forza incontrare nel suo cammino la solidarietà mutualistica. La possibilità per i lavoratori autonomi, i precari, gli intermittenti, gli occasionali, siano essi professionisti digitali o nomadi della gig economy, di uscire dalla condizione di subordinazione e di crescente espropriazione della loro capacità di negoziare condizioni di lavoro dignitose, cammina sulle due gambe dell'associazionismo e del mutualismo".