Fondazione Luigi Micheletti

Centro di ricerca sull'età contemporanea

21/05/2015
STUDI BRESCIANI. Quaderni della Fondazione Micheletti n. 23 - Grande guerra e industria bresciana
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M. Zane, Grande guerra e industria bresciana, in "Studi bresciani", n. 23 [monografico], maggio 2015


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Il volume, edito nell'occasione del centenario della Grande guerra, propone una analisi dell'impatto decisivo che il conflitto e le commesse belliche ebbero sull'industria bresciana, con opifici che vivono le esperienze della produzione tayloristica e conoscono il fenomeno del gigantismo. Con la guerra e la dichiarazione di ausiliarietà (che interessa 32 imprese bresciane) le aziende raggiungono nuovi ordini di grandezza nel numero delle maestranze occupate e nella produzione di armamenti. Sorgono decine di nuovi laboratori, legati nella catena delle subforniture alla monoproduzione di singole parti destinate all'assemblaggio nelle industrie maggiori.

Accanto all'analisi della produzione di imprese non tradizionalmente dedite alla produzione armiera (la Radiatori e la Ori di Brescia, la Marzoli di Palazzolo sull'Oglio, le camune Rusconi e Murachelli, la TML di Carcina ed altre ancora) coinvolte da un'immediata e temporanea riconversione, il libro si concentra sulle dinamiche che interessano alcune grandi imprese degli armamenti, ricostruendo la articolata filiera delle commesse governative, gli intrecci internazionali, le modalità produttive adottate e le armi e munizioni costruite, il ruolo delle proprietà e la presenza di tecnici e direttori di stabilimento ecc.

Sono analizzati i casi della Brixia Zust poi Om, per la costruzione di autocarri militari e, poi, le fasi della sfortunata produzione di motori degli aerei Caproni, unitamente al coinvolgimento della Legnami Pasotti per altre parti d'aereo. La produzione di gas asfissianti interessa massicciamente la Caffaro, mentre per le Officine Togni si ricostruiscono le importanti forniture per shrapnels, elementi stampati per granate e bombe e per centinaia di migliaia di proiettili di vario calibro. Ancora, viene per la prima volta proposta la vicenda della ditta Filippo Tettoni, che riveste un ruolo chiave nella produzione e, soprattutto, commercializzazione internazionale (con abili manovre lobbistiche) di pistole.

Forte attenzione viene riservata alle complesse dinamiche legate all'attività di imprese oggi scomparse, come la Lorenzotti Armi, la Castelli poi divenuta Mida, ed altre minori. Centrale nel volume lo studio di quattro poli produttivi di rilievo: la Metallurgica Bresciana già Tempini, con soci di nazionalità tedesca ma legata prima alla Glisenti e quindi alla Fiat (a Brescia si costruiscono tutte le mitragliatrici del conflitto), la Franchi Griffin (poi Franchi Gregorini), che produce oltre 9 milioni di proiettili di ogni calibro, le numerose imprese lumezzanesi (ad iniziare dalla Gnutti) attive nelle forniture ai Regi Arsenali di Brescia e Gardone Valtrompia, infine la Beretta di Gardone Valtrompia, che in queste stagioni avvia la fortunata brevettazione e produzione di pistole.

Non manca il riferimento alle indicazioni scaturite dalle Commissione parlamentari di inchiesta per presunti sovrapprofitti di guerra e la ricostruzione del rapido declino, o del fortunato rilancio, delle aziende coinvolte nella straordinaria esperienza della produzione bellica per la Grande Guerra.